mercoledì 17 aprile 2013

Vedrai, da grande farai il Presidente


Lo spettacolo singolare da notte delle stelle cui stiamo assistendo in questi giorni per l’elezione del nostro Presidente della Repubblica è un evento di fronte al quale quanto avviene ogni anno ad Hollywood per assicurarsi l’Oscar appare come la serata organizzata tra emigranti nella baracca in quel meraviglioso film che è stato “Pane e cioccolata” di Brusati.
L’agitazione per entrare a far parte degli eleggibili ha iniziato ad aumentare la sua frequenza dai primi giorni dell’anno, tanto da aver spento le luci sull’elezione del nuovo Papa dopo pochissimi giorni di liturgico brusio. C’è chi pensa solo ai propri interessi cercando di risolvere i problemi personali in modo spiccio. 
E’ come se ci trovassimo in presenza del patetico gioco di un pover’uomo che avendo,"a sua insaputa", messo incinta la donna della quale avrebbe dovuto occuparsi (nella fattispecie l'Italia) cerca compari pronti a testimoniare a suo favore di non averla mai frequentata.  Ma non sono questi i candidati più inquietanti.
Cosa offre a questo punto il mercato elettorale? Il panorama è sconfortante.
I partiti della Sinistra (quelli che avrebbero dovuto fornire una vasta gamma di valori antropologici attinti nei vivai della cultura) a forza di cambiare sempre identità hanno finito col non sapere più che abito indossare e rimasti, di conseguenza, privi di una visione collettiva sono stati costretti a puntare sui singoli leader (con ciò tradendo la tradizionale vocazione che li caratterizza). Una volta smarrito il principio della condivisione delle idee e dei progetti, oggi sono costretti ad andare a cercare consensi nei talk show, nei gazebo di piazza dei colonnelli di ciò che resta della destra se non, addirittura, tra i “giovani” rottamatori del proprio partito.
Si dirà che tutto ciò è comprensibile, essendo questa la naturale “consequentia rerum”.
Ed ecco, pertanto, che nascosti tra le siepi umane, tra i nomi che sono stati messi attorno a loro per confonderli, ci sono quelli che da bambini hanno studiato da presidente. Alcuni di questi non si sono fatti mancare nulla pur di raggiungere il loro obiettivo, dall’iscrizione a qualunque “confraternita” venisse suggerita loro dai “poteri forti”, alla frequentazione degli stessi atenei o dei centri studi internazionali, titolari di fondazioni , officine democratiche e di vivai di giovani politici disinvolti e spavaldi pronti a parlare come Cesare e ad agire come Bruto.  Altri, invece, si sono sottoposti a rigidi periodi di esercizi spirituali, assentandosi dalla scena politica per quel tempo necessario a far sembrare che non fossero più in gioco  per poi tornare purificati e pronti all’incarico, fidando sul fatto che non tutti hanno buona memoria.
Per concludere non mi preoccupa che il nostro prossimo Presidente possa avere nel suo passato commesso qualche piccolo errore, sarebbe un essere umano. Mi preoccupa che il nostro eventuale prossimo presidente abbia studiato da bambino per doverlo diventare iscrivendosi al club dei predestinati. Comunque.