Ho
avuto l’opportunità di ascoltare i discorsi di molti giovani, nelle università,
negli uffici, in tanti ambienti di lavoro, dappertutto quasi tutti esprimevano
concetti condivisibili su come riorganizzare lo Stato adeguandolo alle esigenze
di una società nuova e dinamica come quella in cui viviamo oggi.
C’erano
idee nuove sulla scuola, sull’ambiente, sul lavoro e persino sulla famiglia.
Per farla breve mi sono accorto, senza stupirmi, che il cosiddetto “buon senso”
non è poi un requisito così raro come spesso si vuol far credere.
L’Italia
delle persone “comuni” (quelle che la TV definisce come quelli che “non
esistono”) è piena di gente intelligente e spesso provvista di maggiori risorse
di quelle che ci vengono quotidianamente dispensate come persone “note”.
Da
parecchie sere assisto alla gara che i Talk Show di tutte le televisioni hanno
ingaggiato tra di loro per accaparrarsi la presenza del fenomeno Matteo Renzi.
Dopo
un po’ mi sono accorto di avere ascoltato le esternazioni di un bravo giovane
che ha attrezzato un camper per andare in giro nel nostro Paese a raccogliere i
mali di pancia sempre più diffusi per annotarli nei propri appunti e farne un
proprio programma politico.
C’è
di tutto, dalla riduzione dei privilegi ai politici alla creazione di nuovi
asili nido passando attraverso il proposito di creare una legge per impedire ai
malfattori di governare il Paese (come se il codice civile e penale non
esistessero). Sebbene il candidato Renzi, anagraficamente giovane ma
politicamente navigato, abbia reclutato nel proprio staff di collaboratori,
consiglieri di rango provenienti da quello che fu il Pretorio di Berlusconi,
manca il benché minimo accenno a quello che potrebbe essere il possibile ruolo
produttivo dell’Italia sulla futura scena europea.
A
dire il vero non solo Renzi ma nessuno ha un programma di questo tipo.
A
questo punto mi chiedo qual è la speranza del nostro Paese?
Perché
gli italiani, sempre più stanchi della politica, così come viene vissuta oggi,
ed ancor più degli squallidi rappresentanti di cui si serve, vengono costretti
a scegliere la nuova classe dirigente solo nell’ambito delle discutibili
proposte di quei partiti che hanno prodotto questo disastro ?
E’
possibile che un’Italia di oltre sessanta milioni di persone al momento della scelta
si presenti davanti all’elettore con una selezione di cinque o sei nominativi
come Bersani, Renzi, Vendola oppure Alfano o Di Pietro? E per di più in alternativa a Mario Monti?
Ebbene,
lasciatemi dire che se questa è la qualità del prodotto Italia, allora non è la
politica da ricreare ma gli italiani ai quali, purtroppo, la televisione si
presta ad ammannire e diffondere populismi, demagogia e assurde mistificazioni.
Tutti
ormai parlano col tono di chi rivela delle verità assolute.
I
segretari dei partiti (gli stessi che hanno prodotto o patrocinato tanti
disastri) esprimono concetti come: “Ormai quello di Grillo è da considerare un
vero e proprio partito” come se fosse necessario ricorrere a tale definizione
per indurci a prendere sul serio un comico che un tempo faceva ridere e ora non
più. Non considerando che se quello di Grillo fosse un vero e proprio partito,
quello degli astenuti, che rappresentano la gran massa dei delusi dalla cattiva
politica, dovrebbe essere considerato un partito ancora più grande ed in
costante crescita.
Pensate
che le società che effettuano sondaggi e che da qualche anno a questa parte
stanno sempre più prosperando, cominciano ad avere dei seri problemi nella
formulazione delle domande da sottoporre ai campioni intervistati. Perché, se
la materia è il futuro della politica, la domanda corrispondente non può che
disorientare l’interlocutore visto che sarebbe come chiedere a qualcuno di
descrivere cosa c’è dopo la morte.
Quello
di Grillo non è un partito (nessun partito nella storia della politica è
cresciuto così tanto in un tempo così breve). Quella di Grillo è una
rivoluzione incruenta combattuta in rete e in alcune piazze con la ferocia di
chi urla ma senza armi (e non si può rimproverare chi fa una rivoluzione se manca
di garbo e di buone maniere). Tanto è vero che gli attivisti del Movimento
Cinque Stelle quando si accorgono di avere raggiunto dei risultati, a loro
insaputa, guadagnando consensi e posizioni amministrative, stentano ad
organizzarsi. Forse neanche loro sono consapevoli degli esiti della battaglia che combattono. Speriamo che lo
siano coloro che li sostengono.