Un
sondaggio d’opinione raccolto recentemente in Germania ci dice che il 51% dei
tedeschi è favorevole al ritorno all’uso del Marco. Si tratta di una
percentuale non clamorosa ma sufficiente ad indurci a formulare alcune
considerazioni. Verrebbe, infatti, da
chiedersi come mai il Paese oggi guidato dalla Merkel, che ha guadagnato più di
tutti dall’unione monetaria, che si è arricchito talvolta a spese dei suoi
stessi partner detentori della stessa moneta, oggi accarezzi la possibilità di
uscire dall’euro mostrando un’evidente ingratitudine nei confronti di una
politica europea dalla quale la Germania ha tratto in passato notevoli vantaggi.
Non va dimenticato, infatti, che al momento del suo ingresso nel consesso
europeo la Germania negoziò ed ottenne il privilegio di alcune deroghe.
Cito
solo un episodio. Nel 2002, quando
lavoravo in Polonia, raccoglievo le lamentele dei locali allevatori costretti a
vendere il loro latte alla Germania a prezzi
irrisori. Quest’ultima, ritirava la materia prima e dopo avergli fatto
transitare la dogana tedesca lo rivendeva subito nel mercato dei propri partner
penalizzati dal rispetto delle quote comunitarie).
Come
interpretare quindi il risultato di quel sondaggio?
Innanzitutto
come un diverso modo di sentirsi europei. Mentre, infatti, in un paese come
l’Italia l’ingresso nell’euro è stato vissuto come un sacrificio necessario
finalizzato alla costruzione di una serie di grandi imprese europee pronte a
fronteggiare la sfida della concorrenza intercontinentale e dove le differenze
culturali venivano percepite come una tangibile ricchezza, la Germania, al
contrario, ha vissuto l’ingresso nella moneta comune come un apparentamento
imbarazzante del quale il risultato del sondaggio sopracitato vuole essere una
sorta di espressione popolare. Nell’interpretarlo, quindi, credo che si debba
partire innanzitutto dall’idea che non si tratta di una scelta economica ma
prettamente politica, anche perché rivela in che modo possa essere accolta, da
gran parte di quel popolo tedesco la cui miopia evoca quella dei “ padani” di
casa nostra, l’intransigenza della cancelliera di ferro nell’imporre a paesi
sovrani i propri diktat economici. Una
miopia che si sostanzia nel volere il ritorno al marco per riaffermare
l’orgoglio del popolo tedesco, la sua diversità rispetto ai partner europei e
al tempo stesso il desiderio di non confondersi con essi.
E’
giusto che la Germania pretenda dai suoi partner europei comportamenti più
virtuosi ma è assolutamente inquietante che utilizzi le loro inadempienze per
rilanciare una sorta di tronfio nazionalismo che in passato non gli ha
certamente portato fortuna. Come ben sanno quelli che si sono trovati a doverlo
contenere.
Da
quel sondaggio che sembra raccogliere fermenti che si vanno, purtroppo, ormai
estendendo, viene fuori l’immagine di una Germania che in Europa pensa di poter
fare da sola, come, del resto, pensano tutti coloro che non vogliono tener
conto degli insegnamenti della storia.
Mi
auguro quindi che la Merkel non giudichi i risultati di tale sondaggio come
segnali di consenso alla sua politica ma piuttosto come il sintomo di una sua
possibile e futura degenerazione.