giovedì 14 giugno 2012

Ritorno al marco tedesco


Un sondaggio d’opinione raccolto recentemente in Germania ci dice che il 51% dei tedeschi è favorevole al ritorno all’uso del Marco. Si tratta di una percentuale non clamorosa ma sufficiente ad indurci a formulare alcune considerazioni.  Verrebbe, infatti, da chiedersi come mai il Paese oggi guidato dalla Merkel, che ha guadagnato più di tutti dall’unione monetaria, che si è arricchito talvolta a spese dei suoi stessi partner detentori della stessa moneta, oggi accarezzi la possibilità di uscire dall’euro mostrando un’evidente ingratitudine nei confronti di una politica europea dalla quale la Germania ha tratto in passato notevoli vantaggi. Non va dimenticato, infatti, che al momento del suo ingresso nel consesso europeo la Germania negoziò ed ottenne il privilegio di alcune deroghe.
Cito solo un episodio. Nel 2002, quando lavoravo in Polonia, raccoglievo le lamentele dei locali allevatori costretti a vendere  il loro latte alla Germania a prezzi irrisori. Quest’ultima, ritirava la materia prima e dopo avergli fatto transitare la dogana tedesca lo rivendeva subito nel mercato dei propri partner penalizzati dal rispetto delle quote comunitarie). 
Come interpretare quindi il risultato di quel sondaggio?
Innanzitutto come un diverso modo di sentirsi europei. Mentre, infatti, in un paese come l’Italia l’ingresso nell’euro è stato vissuto come un sacrificio necessario finalizzato alla costruzione di una serie di grandi imprese europee pronte a fronteggiare la sfida della concorrenza intercontinentale e dove le differenze culturali venivano percepite come una tangibile ricchezza, la Germania, al contrario, ha vissuto l’ingresso nella moneta comune come un apparentamento imbarazzante del quale il risultato del sondaggio sopracitato vuole essere una sorta di espressione popolare. Nell’interpretarlo, quindi, credo che si debba partire innanzitutto dall’idea che non si tratta di una scelta economica ma prettamente politica, anche perché rivela in che modo possa essere accolta, da gran parte di quel popolo tedesco la cui miopia evoca quella dei “ padani” di casa nostra, l’intransigenza della cancelliera di ferro nell’imporre a paesi sovrani i propri diktat economici.  Una miopia che si sostanzia nel volere il ritorno al marco per riaffermare l’orgoglio del popolo tedesco, la sua diversità rispetto ai partner europei e al tempo stesso il desiderio di non confondersi con essi.
E’ giusto che la Germania pretenda dai suoi partner europei comportamenti più virtuosi ma è assolutamente inquietante che utilizzi le loro inadempienze per rilanciare una sorta di tronfio nazionalismo che in passato non gli ha certamente portato fortuna. Come ben sanno quelli che si sono trovati a doverlo contenere.
Da quel sondaggio che sembra raccogliere fermenti che si vanno, purtroppo, ormai estendendo, viene fuori l’immagine di una Germania che in Europa pensa di poter fare da sola, come, del resto, pensano tutti coloro che non vogliono tener conto degli insegnamenti della storia.
Mi auguro quindi che la Merkel non giudichi i risultati di tale sondaggio come segnali di consenso alla sua politica ma piuttosto come il sintomo di una sua possibile e futura degenerazione.