giovedì 10 maggio 2012

Riforma Elettorale


Ogni santo giorno sui giornali veniamo a conoscenza di ogni dettaglio sulle liti tra partiti e correnti degli stessi in materia di riforma elettorale. Sì o no alla riforma, sì o no al doppio turno, sì o no all’indicazione delle candidature e così via discorrendo.
Pur considerando il modesto livello evolutivo di gran parte dei parlamentari delle nostre due Camere, spesso provenienti da piccole realtà provinciali capaci solo di esprimere interessi di campanile, mi chiedo se questi signori si stiano rendendo conto che una riforma del sistema elettorale sta già avvenendo a loro insaputa.
Chi la sta facendo è la “Rete” (si parla di Internet) e gli sconvolgenti risultati ottenuti in questi giorni dalle ultime consultazioni amministrative, a mio avviso, non sono che una timidissima dimostrazione di un andamento in ascesa apicale.
Se continueranno ad ignorarli affidandosi ai sondaggi e a quei pochi che ci credono, la prossima volta correranno il serio rischio di venire cacciati dal Parlamento senza essere nemmeno riusciti a spiegarsene le ragioni.
Quand’ero ragazzo, se ti pungeva vaghezza d’interessarti di politica, dire la tua e farti sentire da un pubblico al quale esprimere le tue ide, prima ancora delle tue aspirazioni, andavi in “sezione”, qualunque essa fosse. . E le sezioni le gestivano i partiti.  Oggi i cittadini parlano tra loro grazie alla Rete e i partiti, bene che vada, l’unica cosa che riescono a gestire al meglio (ovviamente nel loro esclusivo interesse) sono i bilanci dei finanziamenti pubblici. Come abbiamo visto.
A molti dei parlamentari alcuni giovani consiglieri hanno spiegato che per continuare a tenere viva la loro popolarità non è più necessario andare tra la gente per capirne le attese. Si può restare col sedere incollato alla propria poltrona e frequentare assiduamente i talk Show televisivi che fanno a gara per averli, come una compagnia di giro che non riesce mai a rinnovare il proprio repertorio. 
Una volta in studio, non riuscendo il più delle volte a rendere spiegazioni pertinenti alle domande che vengono loro poste, non si rendono conto che al pubblico non resta altro che cogliere le loro facce smarrite in cerca della telecamera per guadagnare qualche secondo d’esposizione. Non si rendono conto di essere ormai solo maschere greche che non mutano espressione qualunque sia il testo che descrive questa tragedia italiana che ritengono d’interpretare ma che non vivono sulla loro pelle. Non si rendono conto che quella che si ostinano a chiamare antipolitica è la logica presa di distanza da quella cattiva politica che si ostinano a rappresentare.