giovedì 26 aprile 2012

Siamo passati da "Forza Italia" a "Coraggio Italia!"


I giorni e i mesi passano e l’Italia sembra sempre più avvitata in una spirale che la stritola e la soffoca senza tregua con conseguenze talvolta tragiche. E intanto la corruzione continua a dilagare non solo nella classe politica ma tra tutti quegli individui che indipendentemente dal ruolo che ricoprono e dalla cultura che ritengono di possedere, hanno in comune la pretesa di sentirsi autorizzati a derubare lo Stato, a cannibalizzarlo, annientarlo per trasformarlo nel servo compiacente di interessi privati, e quindi dei propri.
Questa gente, indipendentemente dai titoli di studio dei quali, in qualche modo, è venuta in possesso, non è antropologicamente evoluta. Vive nella totale impossibilità di comprendere il concetto di Nazione, di bene comune, di Res Pubblica sia dal punto di vista filosofico che politico o sociale. Ed è perfettamente inutile cercare di spiegarglielo.
Si parla ancora dell’articolo diciotto, di cassa integrazione, di flessibilità del lavoro, di nuove imposte e tasse ma al cittadino non viene offerto nulla in cambio dei sacrifici che gli vengono imposti. Si dice che essi sono necessari ma a quanto pare non lo sono per i componenti della casta ai quali vengono invece negati.  Si stigmatizza il crescere dell’antipolitica ma si finge di non sapere che essa è la diretta conseguenza della cattiva politica esercitata dai diversi governi che si sono succeduti in questi anni e che, da ultimo, hanno dovuto dichiarare forfait, chiamando a cercare di risolvere i problemi del nostro Paese, gente che avesse fama di saperci fare. In tal modo dichiarando implicitamente la propria incapacità.
Si parla ancora di riduzione (non di abolizione) del finanziamento ai partiti politici, però col controllo dei bilanci (da parte di chi?), di vendita ai privati dei beni dello Stato e di tant’altro ancora ma se ne parla e basta.
Tutto ciò dovrebbe servire ad uscire dalla crisi economica?  Ma smettiamola!
Provate a spiegarlo a quei disgraziati che si tolgono la vita perché strangolati dalla crisi, appunto.
Qualcuno dirà: “Serve a restare in Europa”. In quale Europa? E con quale ruolo?
L’Europa di oggi non è più quella che tutti abbiamo sognato potesse essere.
Una Comunità Economica fondata sulla cooperazione, con una comune moneta forte e una strategia politica condivisa corrispondente alla convergenza su obiettivi di crescita sociale e di sviluppo culturale.  
L’Europa di oggi è una società multinazionale con due padroni ed altri ventitré soggetti che in gran parte faticano a non sentirsi asserviti a chi vorrebbe gestirli. Non vogliamo uscire dall’Europa. Vogliamo restarci purché si rivedano le regole del gioco.
Vogliamo ridare speranza agli italiani sull’uscita dalla crisi? Parliamo di programmi per ridare fiato alle imprese manifatturiere, sosteniamo e promuoviamo la ricerca e l’innovazione e diciamo soprattutto all’Italia perché il governo preferisce essere accusato di incapacità che confessare che solo chi lo manovra minacciando di togliergli il sostegno parlamentare gli impedisce di andare incontro alle aspettative della gente . . Incentiviamo le esportazioni del prodotto nazionale e rinunciamo a tante inutili importazioni consumando i prodotti nostrani (come fanno tutti i nostri partner europei). Basterebbero queste poche misure per vedere risalire la nostra Bilancia dei Pagamenti e vedere il famoso “Spread” ridursi automaticamente.
Lo Stato torni a ricoprire il ruolo di volano di nuove iniziative sociali e produttive
Invece di rinunciare al proprio ruolo ed alla propria sovranità per offrirla al privato.
Torni a vendere il prodotto Italia come il più qualificato dei promoter. Butti via le mele marce che infettano i suoi ranghi e le sostituisca con i migliori elementi reperibili sul mercato del lavoro. Deve essere un onore lavorare per lo Stato e, per dirla con l’ex cancelliere Schroeder, si ricordi alla classe politica che prima viene il Paese e poi il partito. E non, come accade oggi, il contrario.